Attenzione: la pubblicità native funziona solo se…

26 Maggio 2016

dubbioLa pubblicità native è il futuro (ed il presente) dell’advertising online. Ma… c’è un “MA” grosso come una casa!

Infatti la pubblicità native funziona solo se fatta bene. In altre parole se si compie qualche errore nel momento in cui ci si propone al web in questo modo i risultati facilmente saranno scarsi. Però, prima di descrivervi qual è l’errore più comune, ho bisogno di spiegarvi meglio qual è il ruolo della native all’interno di una strategia di comunicazione.

ATTENZIONE: il compito della pubblicità native non è vendere, ma informare! Chi è abituato alle tecniche pubblicitarie tradizionali (quelle “push“) tende a credere che il compito della pubblicità sia quello di vendere. Sbagliato: online al massimo questo può essere nel complesso il compito della strategia pubblicitaria, ma non dello strumento pubblicitario in sè. Lo strumento (in questo caso la native) serve per informare le persone, per “raggiungere i clienti”, ma sul web a vendere è il marketing (ovvero lo studio del mercato, della domanda, del prodotto e dell’offerta).

Alla luce di ciò il peggiore errore che potreste fare se decidete di fare della pubblicità native è pensare che questa possa convincere chiunque a comprare qualsiasi cosa. A convincere deve essere il vostro prodotto (o servizio), la vostra offerta, la vostra strategia di comunicazione in sè: il compito della pubblicità, online, è solo quello di fare arrivare la vostra proposta ad un numero elevato di persone potenzialmente interessate. Ovvero: il compito della pubblicità (online) è informare, non vendere!

Pertanto quello che NON dovete fare è investire in pubblicità native senza avere una chiara idea di cosa state proponendo, e quanto ciò sia efficace. Prima dovete mettere a punto la vostra “offerta” (cosa che può anche non avere nulla a che fare con il prezzo o la scontistica), e solo a quel punto, una volta individuata un’offerta efficace, potete pensare di ottenere risultati pubblicizzandola bene con il native advertising.

Ma facciamo un esempio, in modo da calare nella realtà quotidiana queste teorie.

Immaginiamo che abbiate creato un nuovo sito che offre un servizio innovativo, e che chiediate a me di pubblicizzarlo con un articolo su questo mio blog (ovvero usando una pubblicità native).
Il mio compito sarà quello di scrivere un articolo che parli del vostro sito (ovvero della vostra “offerta commerciale”) e di assicurarmi che venga letto da un gran numero di persone potenzialmente interessate. Punto. Il compito della native è finito lì.
Ma a voi in realtà interessa vendere…

Ebbene a vendere il vostro servizio non sarà il mio articolo (perchè io non sono il vostro commerciale), ma la vostra offerta commerciale. Che, quindi, deve essere studiata bene, individuando con cura il target (o i target) a cui si rivolge, cercando di capire quali siano i loro desideri, o le loro necessità, cercando di capire quanti siano i vostri potenziali clienti e che budget abbiano in media. Poi, alla luce di ciò, dovete adattare la vostra proposta commerciale (o a volte addirittura il servizio stesso!) ai loro desideri ed alle loro necessità, e solo quando avrete fatto tutto questo sarete davvero pronti per pubblicizzarla! Se saltate il marketing, e passate subito alla pubblicità, le vostre probabilità di successo crollano.

A questo punto dovrebbe essere chiaro che la pubblicità native funziona solo se avete il prodotto giusto (o il servizio giusto), per il target giusto, al prezzo giusto. Ovvero se avete un’offerta commerciale competitiva. Se l’avete siete pronti per pubblicizzarla “a manetta” (anche) con la native, altrimenti… fate un passo indietro ed investite un po’ di tempo in buono e sano marketing!

Detto ciò rimane il fatto che, sebbene la native sia molto performante (e spesso economica), funziona solo se fatta bene. Quindi affidatevi a professionisti esperti in grado di aiutarvi per il meglio, perchè a spendere soldi inutilmente si fa sempre purtroppo troppo in fretta.

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