Vendere online senza pagare le tasse si può (se sei un collezionista)

27 Giugno 2016

dwarf-1336356_1920Vi piacerebbe vendere online senza pagare le tasse sul reddito eventualmente generato? Niente Iva, niente Irpef, niente Irap…

Ebbene, secondo la Commissione tributaria regionale della Toscana si può, a patto di vendere (e comprare) per scopi “collezionistici”. (Non me lo sto inventando: lo dice addirittura Il Sole 24 Ore). Ora spiego meglio…

Innanzitutto il discorso riguarda solo i privati, e non le aziende. E non riguarda chi fa una vera e propria attività commerciale finalizzata alla produzione di reddito, ma solo per chi lo fa esclusivamente per fini collezionistici. In particolare “comprare e vendere oggetti su piattaforme elettroniche a fine collezionistico non determina l’attività di commercio elettronico e non ha alcun impatto a livello di imposte sui redditi.”

Tutta la questione verte su due punti chiave: la definizione di “imprenditore” ed il “lucro soggettivo”. Infatti la legge italiana prevede che solo chi “fa impresa” debba versare l’Iva e pagare le tasse. E la definizione di imprenditore dipende al fatto che si faccia lucro soggettivo.
Quindi chi acquista e vende con finalità speculative (ovvero per guadagnare) fa “lucro soggettivo”, e di fatto ha un’attività imprenditoriale. Chi invece si limita ad acquistare beni per tenerseli, oppure per destinare l’eventuale ricavo delle vendite all’acquisto di altri beni, in “spirito collezionistico”, non ha lucro e quindi non fa attività imprenditoriale. Ebbene in Italia chi non fa attività imprenditoriale non è soggetto al regime fiscale delle imprese (“ovviamente”, aggiungerei…)!

Questo significa che ci compra e vende online di fatto senza scopo di lucro, ma solo per crearsi o gestirsi una propria collezione privata, non deve versare l’Iva e pagare le tasse su questa attività. Nel momento stesso in cui, invece, dovesse iniziare a lucrarci scatterebbe l’attività imprenditoriale e, anche se è solo un privato cittadino, dovrebbe versare l’Iva e pagare le tasse sui profitti.

Attenzione solo ancora ad una cosa: tutto ciò riguarda solo le attività continuative. Infatti anche se non si vende in modo professionale e abituale non si rientra nella definizione di attività imprenditoriale (quella soggetta ad imposte). Pertanto chi vende online una tantum un mobile usato perchè non sa più cosa farsene non fa attività professionale e abituale, e non rientra nelle definizione di impresa (quindi niente Iva e niente tasse). Ma se inizia a farlo con una certa abitudine, ed a scopo di lucro, l’attività diventa equiparabile a quella di un’impresa e deve iniziare a pagare le tasse e versare l’Iva.

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