Ho finalmente letto il famigeratissimo articolo sulla morte del web. Ed ora sono più tranquillo…

14 Ottobre 2010

Oggi mi è arrivato a casa il nuovo numero di Wired. In questo numero c’è pubblicato, in italiano e per esteso, l’oramai famigeratissimo articolo di Anderson sulla morte del web. Questo articolo (scritto da uno degli opinion maker più importanti per ciò che riguarda Internet) ha letteralmente mandato in fibrillazione tutti gli operatori del settore (compreso il sottoscritto), spaventatissimi dalla prospettiva che Anderson avesse ragione, e che ci trovassimo di colpo tutti con il cerino in mano!

Ed invece, dopo aver letto tutto l’articolo per benino, sono molto rincuorato. Perchè secondo me, con rispetto parlando, Anderson non ci ha capito una mazza…

L’ipotesi da cui parte è banale (ed evidente): oltre al web molto traffico (e quindi interesse) legato alle attività su Internet si sta lentamente, ma inesorabilmente, spostando su altre piattaforme. Da qui in poi la sua analisi è soltanto un semplice epitaffio del vecchio modo, tecno-ingenuo, di intendere la Grande Rete. E’ un pianto di dolore per la morte di una piattaforma che si voleva aperta-a-tutti-i-costi. In altre parole: chissenefrega (a meno che tu non sia un tecno-ingenuo nostalgico dell’era del far west web)!

Ma la cosa che mi ha rincuorato di più è la totale assenza di realismo nell’articolo di analisi di Michael Wolff, a corredo dell’ipotesi di Anderson (che, ad essere sinceri, non è comunque del tutto campata in aria). Wolff fa una pseudo-analisi che non segue alcuna logica analitica, e che, pur avendo probabilmente l’ambizione di essere un’analisi economica, dal punto di vista economico non ha semplicemente nè capo nè coda. Insomma: una semplice sequenza di (belle) parole.

Quindi, cari colleghi, non preoccupiamoci: il futuro di Internet è ancora splendidamente roseo per noi che ci lavoriamo. Anzi: le prospettive di business che si stanno aprendo probabilmente riusciranno nel giro di qualche decennio ad affermarlo come il più grande ed il più importante mercato che l’umanità abbia mai visto. In fondo è davvero così interessante che ciò non vada proprio giù ad Anderson e Wolff?

PS: comunque Wired con questi articoli sta facendo parecchio business… da che pulpito viene la predica!

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