Il linguaggio da bar sui social spacca: usatelo!

3 Giugno 2016

barEsperimento: avete mai provato a postare su un social network (ad esempio Facebook) degli approfondimenti? Ovvero dei post un po’ più strutturati che implicano per il lettore la necessità di fermarsi un attimo a leggere con attenzione? (Come questo, ad esempio).

Ebbene, io l’ho fatto. Anzi… lo faccio spesso. Seguo il primo teorema di Rudy Bandiera, ovvero postare il 20% di cose serie ed il restante 80% di frivolezze (anche se ammetto che le mie percentuali sono decisamente più sbilanciate sulle cose serie, perchè semplicemente “non mi tengo”: probabilmente sbaglio, ma ne sono consapevole).

Ho notato che, in maniera assolutamente indiscutibile, le frivolezze ottengono sempre risultati maggiori rispetto alle cose serie. E’ vero: questa è solo un’analisi quantitativa, ma non è detto che se la spostassimo su un piano qualitativo otterremmo risultati molto diversi. Infatti non ha senso analizzare solo la qualità delle interazioni che si ottengono se queste poi magari sono poche (o pochissime). Cento interazioni di bassa qualità a volte possono valere più di un paio di qualità maggiore (anche perchè i rapporti interpersonali sui social sono sempre talmente superficiali che è davvero molto difficile definire “di qualità” le interazioni che ne scaturiscono online).

In realtà l’obiettivo massimo si raggiunge quando si generano un buon numero di interazioni di qualità. Ma come si fa? A tal proposito voglio spiegarvi una tecnica che sto utilizzando, presa in prestito dalle cosiddette “chiacchiere da bar“, che sembra funzionare bene. Seguitemi, perchè non è affatto una cosa banale…

Innanzitutto dobbiamo distinguere forma e sostanza. La sostanza è ciò che volete dire, e può anche essere un concetto profondo, o addirittura difficile. Però a fare la differenza in realtà è la forma!

Concentriamo allora l’attenzione sulla forma. La forma non è altro che il messaggio in sè, così come si presenta: un testo, un’immagine, una foto (a prescindere dal contenuto, ovvero il significato che il messaggio veicola, che ne costituisce invece la sostanza).
La forma può essere di diversi tipi, ma in questo caso facciamo una distinzione in merito al “tono” della comunicazione, distinguendo tra “tono colloquiale” e “tono formale”.

Il tono “formale” è quello che ci insegnano a scuola, vietandoci ad esempio di farcire i temi con espressioni colloquiali (o gergali, o addirittura volgari).
Il tono “colloquiale” è invece quello che usiamo quando facciano due chiacchiere al bar.

In un tema non scriveremmo mai “oh, guarda quello quant’è cretino!”, mentre in un bar non pronunceremmo mai la frase “temo di essere costretto a dover esprimere un’opinione lievemente negativa su quella persona”. In altre parole siamo abituati ad adeguare la forma al contesto in cui esprimiamo le nostre opinioni.

La scuola ci insegna – e fa bene! – ad utilizzare un tono formale quando scriviamo (come ad esempio sto facendo io stesso scrivendo questo articolo). Ma quando scriviamo sui social il tono formale non rende. Quando posterò questo stesso mio articolo su Facebook nel post non userò un tono formale, ma un tono colloquiale: l’articolo del blog quindi avrà un tono formale, mentre i post con cui lo condividerò sui social avranno un tono colloquiale. Ed il contenuto (ovvero la sostanza) sarà sempre la stessa!

Ma vorrei andare oltre. Infatti la potenza della “chiacchiera da bar” non sta solo nel tono colloquiale al posto di quello formale. Sta anche nell’immediatezza, nella forza della spontaneità. Quando posterò l’articolo sui social non mi limiterò ad utilizzare un tono colloquiale al posto di quello formale (ad esempio scrivendo “la chiacchiera da bar sui social funziona meglio del mattonazzo”), ma cercherò anche di forzarne la spontaneità per non chiedere al lettore di doversi sforzare a riflettere per capire di cosa sto parlando. Quindi scriverò “smettetela con i mattonazzi sulle domande universali sui social, e postate quattro gattini che si baciano”!

Avete compreso la differenza?

Quindi, ricapitolando:

  1. distinguete la forma dalla sostanza, perchè lo stesso contenuto postato sui social in forme diverse ottiene risultati diversi
  2. sui social non utilizzate un linguaggio “formale”, impostato, ma utilizzate invece un linguaggio colloquiale
  3. inoltre cercate di comunicare in una forma facilmente comprensibile, più spontanea possibile, in modo da rendere fruibile il messaggio in modo immediato
  4. ispiratevi alle “chiacchiere da bar” per quanto riguarda la forma (ma sulla sostanza, per favore, non transigete!)

Pensateci bene: perchè, ad esempio, nella comunicazione politica, a prescindere da cosa effettivamente ci dicano, spesso privilegiano un linguaggio “da bar”? Perchè funziona! Se io dico Salvini scommetto che molti di voi penseranno ad una ruspa, ma se Salvini al posto della metafora della ruspa avesse detto “se fossi il Presidente del Consiglio promulgherei una legge per chiudere la maggior parte dei campi in cui vivono i nomadi” vi sareste scordati di questa cosa nel giro di una decina di secondi…

Insomma sui social il linguaggio da bar spacca! Non c’è niente da fare: se volete raggiungere un audience anche solo minimamente ampia dovete per forza comunicare con un linguaggio adeguato al contesto, che nel caso dei social è il linguaggio da bar. A prescindere da cosa stiate effettivamente dicendo.

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