Lo Stream, ovvero Il futuro del web

26 Dicembre 2010

Internet cambia alla velocità della luce.

Dopo i primi esperimenti degli anni ’70, ed il consolidamento degli standard negli anni ’80, negli anni ’90 sono stati inventati il linguaggio HTML, i browser ed i motori di ricerca. Poi, dal 2000 ad oggi, la fantasia degli sviluppatori web ha segnato una vera e propria esplosione di creatività, e così sono nati il P2P, i CMS, i wiki, i feed RSS, i social networks, la georeferenziazione e centinaia di altre “diavolerie”.

In poco più di 40 anni abbiamo pertanto già visto nascere e morire il web 0.1, crescere e svilupparsi il web 1.0 e trionfare il web 2.0. Ed il web 3.0 sta già muovendo i primi possenti passi attorno a noi.
Ma da quando il web è diventato “sociale” qualcosa è cambiato. Per sempre. Infatti il web 2.0 ha cessato di essere un cyber-spazio distaccato, una semplice “replica” online del mondo offline, un luogo virtuale frequentato da avatar, ed è diventato semplicemente un altro luogo del mondo quotidiano. Tra Piazza della Repubblica e Via Garibaldi oramai possiamo trovare Google e Facebook, sulle vetrine dei negozi vediamo l’icona di Foursquare, e gli acquisti di Natale li facciamo su Groupon. Insomma: Internet è diventato parte integrante della vita quotidiana, e non c’è più soluzione di continuità tra l’offline e l’online. In altri termini: Internet è diventato pervasivo.

Il problema è che la vastità di Internet è immensa, e la facilità di accesso a qualsiasi luogo virtuale è talmente facile ed immediata che ci troviamo oramai letteralmente sommersi da questa dimensione oramai solo più apparentemente virtuale. Eppure c’è un modo (nuovo) per districarsi: gli stream.
Uno stream non è altro che un flusso canalizzato (di solito di informazioni). I vecchi mass media sono mainstream, ovvero enormi possenti stream unici che vogliono imporsi singolarmente come tali. Ma su Internet ciò è semplicemente ridicolo: solo pochissimi eletti (leggi Google e Facebook) potrebbero permettersi un comportamento tale. E, non a caso, scelgono invece un’altra forma di distribuzione delle informazioni (a ricerca, per Google, a segnalazione, per Facebook). Infatti Internet rende finalmente possibile a tutti avere un proprio stream che, in rete, ha la stessa dignità di un mainstream (pur non avendo necessariamente la stessa forza). Anzi: la rete sociale invoglia i cybernauti ad avere un proprio stream (come ad esempio la bacheca sul proprio profilo Facebook).
In sintesi il web sociale ha dato a tutti modo di creare e pubblicare un proprio stream, con la stessa dignità di un mainstream.

Per districarsi tra i miliardi di stream di cui oramai è stra-ricca la Grande Rete sono stati inventati i network, ovvero delle aggregazioni di streams che possono essere personalizzate. Facebook e Twitter ne sono gli esempi più lampanti (chiunque può costruirsi la propria rete di amici a cui distribuire il proprio stream e da cui ricevere il loro), ma si stanno realizzando anche forme nuove di aggregazione di stream che non richiedono una costruzione attiva del proprio network. Insomma chi vuole “il lavoro già pronto” non deve far altro che entrare e frequentare un network che aggrega una serie di stream per-selezionati.
Il discorso a riguardo sarebbe ancora molto lungo… continuate a seguirci se volete approfondire (presto pubblicheremo la continuazione di questa analisi).

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