Esempi di Native Advertising

18 Aprile 2016

native advertisingSono sicuro che avete già sentito parlare di “native advertising” (o pubblicità native). Ho già avuto modo dispiegare cos’è, e perchè conviene farla, ma non avevo ancora citato degli esempi concreti (che servono per capire al volo di cosa si tratta). Negli USA, tra l’altro, nel 2016 la native raggiungerà la pubblicità tradizionale, e nel 2017 prenderà il sopravvento.

L’esempio più semplice in assoluto da fare è quello di Facebook: avete mai notato che a volte, quando aprite la home page (ovvero il cosiddetto “newsfeed”), alcuni post sono contrassegnati come “sponsorizzati”? Fateci caso… c’è proprio scritto, in grigetto, “sponsorizzato”! Ecco, un post sponsorizzato che compare nel newsfeed di Facebook, insieme a tutti gli atri post cosiddetti “organici”, è pubblicità native.

Un altro esempio molto recente che posso citare è quello di Microsoft sull’edizione italiana dell’Huffington Post: un “articolo offerto da Microsoft” in cui vengono dati 6 consigli per costruire un blog vincente. Vi chiederete: perchè Microsoft sponsorizza un articolo del genere? Semplice: Microsoft è leader assoluta nel mercato dei sistemi operativi per computer, e quindi più computer si vendono (soprattutto notebook) più Microsoft guadagna. E per creare un blog non basta un cellulare o un tablet… 😉

Ma ovviamente non si sono solo Facebook e Microsoft. Conoscete BuzzFeed? E’ un blogazine che vive di pubblicità, ma non ha nemmeno un banner pubblicitario! Come fa? Semplice: molti degli articoli che ci trovate pubblicati in realtà sono articoli pubblicitari. La pubblicità fatta in questo modo è proprio del tipo “native“.

Anche in Italia c’è chi fa pubblicità native come BuzzFeed: è il network TheNew.Press (di cui il mio blog fa parte). Ad esempio l’articolo “Il miglior amico delle tue spedizioni” che ho scritto per Qapla’ è pubblicità native.

Altri esempi li potete trovare su YouTube: chi fa product placement nei propri video che pubblica su YouTube fa pubblicità native. Pensate ad esempio ai video di “unboxing“…

In Italia purtroppo di case history di successo di brand noti non è che se ne possano citare tanti. Ma negli Stati Uniti di buoni esempi ce ne sono stati molti di più. In particolare ci sono 3 casi che vale la pena citare: Netflix sul New York Times, Mastercard su Mashable, e Game of Thrones su BuzzFeed. Tutti casi in cui importanti testate hanno pubblicato online “contenuti” (ovvero articoli) esplicitamente pubblicitari, ma con forma assolutamente identica a qualsiasi altro articolo “organico” da essi pubblicato.

Quindi se da un lato purtroppo non ci sono molti esempi da citare (perchè è una forma pubblicitaria ancora troppo “nuova” per poter vantare un’ampia letteratura a riguardo), dall’altro significa che questo per ora è un terreno a bassa concorrenza, che quindi dà il vantaggio, a chi sceglie di approfittarne, di poter ottenere risultati importanti a prezzi ancora decisamente contenuti.

 

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