Pubblicità online: gli USA ci insegnano che…

15 Febbraio 2016

Never-ask-a-barber-if-you-need-a-haircutGli Stati Uniti d’America sono sempre un po’ più avanti di noi… Ma se questo da un lato è un problema, dall’altro invece ci aiuta non poco a capire come evolveranno nei prossimi anni le cose in Italia! Quindi analizzando cosa sta succedendo ora negli USA dovremmo poter capire cosa succederà presto in Italia.

Ebbene l’avete mai sentita l’espressione inglese “never ask a barber if you need a haircut”? In italiano sarebbe “non chiedere al barbiere se hai bisogno di un taglio”, ma da noi in genere si usa invece l’espressione “non chiedere all’oste se il vino è buono” (il significato è lo stesso). Questo concetto è alla base di una nuova forma di pubblicità online, molto efficace, che sta pian piano prendendo piede soprattutto negli USA. Si tratta della cosiddetta pubblicità native.

Mettetevi nei panni di un cliente che vuole acquistare qualcosa online: andate sul sito del rivenditore (“l’oste” nella nostra metafora) e vedrete che il sito sostiene che quello è l’acquisto migliore che potrete fare in vita vostra. E’ la verità? No, perchè non c’è da fidarsi quando l’oste ti dice che il suo vino è buono…

Sappiate che oramai gli utenti web sono sgamati da questo punto di vista: non si fidano più dell’oste che gli dice che il suo vino è buono! Quindi se voi siete il rivenditore e pubblicizzate online i vostri prodotti dicendo che sono i migliori non stupitevi se poi nessuno vi crede!

La soluzione è quella di far sì che sia qualcunaltro a sostenere che il vostro prodotto è il migliore. Qualcuno di affidabile e, possibilmente, autorevole. Insomma: smettetela di fare la figura dell’oste che grida al mondo intero che il suo vino è meraviglioso, perchè gli utenti sono sempre più sgamati e non ci cascano più.

Ma come si fa a far parlare di sè (o dei propri prodotti) su siti web affidabili e autorevoli? Beh… chiedendoglielo, no?!

Cosa c’entra la pubblicità native in tutto ciò? Su Wikipedia questa forma di pubblicità viene definita “forma di advertising online che assume l’aspetto dei contenuti del sito sul quale è ospitata”. Ovvero se una “fonte” autorevole pubblica sul suo sito un articolo (o un video) in cui parla bene di voi quella per voi è pubblicità native. Sia che l’abbiate richiesta voi, sia che invece sia un’iniziativa autonoma del sito. Ebbene questa pubblicità funziona molto meglio di quella tradizionale, perchè qui a dire che il vostro vino è buono non è l’oste!

E cosa c’entrano gli USA? Beh, semplicemente la pubblicità native l’hanno inventata loro. In America ci sono addirittura siti web di informazione che incassano solo dalla vendita di pubblicità native (avendo letteralmente eliminato i banner)! Vi posso assicurare che incassano parecchio

Mettetevi il cuore in pace: il futuro della pubblicità online è questo. Che lo vogliate, o no, l’oste che dice sul web che il suo vino è buono verrà sempre più snobbato, e gli USA ci stanno chiaramente mostrando qual è l’alternativa più efficace.

PS: ho volutamente tralasciato gli aspetti etici legati all’utilizzo della pubblicità native, perchè l’articolo sarebbe venuto troppo lungo. Però sappiate che questa forma pubblicitaria va fatta in un preciso modo onde evitare di farla in modo eticamente scorretto (o addirittura sanzionabile per legge).

Commenti