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Google ci fa diventare più stupidi

google-stupidPremessa – Questo è un post lungo e complesso: vi chiedo la cortesia di arrivare fino alla fine perchè altrimenti potreste travisare il ragionamento. Grazie.

Oramai quando abbiamo un dubbio (più o meno di qualsiasi tipo) apriamo un motore di ricerca (spesso Google) e cerchiamo. Di sicuro il motore qualcosa trova, e solitamente clicchiamo sui primi risultati. Apriamo qualche sito, leggiamo, e spesso crediamo di aver dipanato il nostro dubbio (più o meno).

Poche volte, o forse pochissime, mentre leggiamo le risposte che abbiamo trovato ci domandiamo quanto queste siano in effetti davvero autorevoli. Ovvero è rarissimo che chi trova sul web una risposta ad un suo dubbio si domandi se quella risposta sia autorevole o meno. Anzi, spesso la si ritiene autorevole anche solo proprio perchè “trovata su Google”…

Pertanto è molto comune ritenere di aver dipanato il proprio dubbio dopo aver trovato qualche risposta su Google, mentre invece in molti casi quella che abbiamo ottenuto potrebbe essere una risposta falsa. Sbagliata.
Ma come facciamo a sapere se è giusta o sbagliata? Lo cerchiamo su Google…???

Andiamo avanti. Se questo processo lo ripetiamo molte volte, nel corso dei mesi o degli anni potremmo arrivare ad accumulare una quantità non indifferente di risposte sbagliate, ma che noi crediamo giuste anche solo per il fatto di non esserci mai domandati quanto siano autorevoli, oppure no. E’ possibile pertanto che una parte della cultura, o della conoscenza, che abbiamo acquisito tramite informazioni trovate sui motori di ricerca sia in realtà sbagliata. Errata.

Ma il vero problema è un altro. Se prendiamo l’abitudine di non chiederci quale sia l’autorevolezza della fonte delle informazioni che troviamo online rischiamo seriamente non solo di crearci una “falsa cultura” ma, ancora più grave, di ritenerla in realtà buona ed ampia. Ovvero rischiamo di convincerci di avere una buona cultura, anche se non abbiamo alcuna idea se questa sia corretta o errata.

Pertanto un atteggiamento lassista privo di spirito critico nei confronti delle informazioni trovate online può generare la falsa convinzione di essere persone dotate di una buona cultura. Insomma una falsa convinzione che ci potrebbe rendere troppo convinti della bontà delle nostre conoscenze.

Quando una persona è molto convinta della bontà delle proprie conoscenze tende a considerare poco importanti, o addirittura irrilevanti, le informazioni che contrastano con questa sua convinzione, e quindi perde la capacità oggettiva di metterle in discussione anche qualora si rivelassero palesemente errate.

Quindi Google sta generando dei mostri di falsa cultura? Schiere di persone che credono di aver capito tutto solo perchè lo hanno trovato su Google?

Beh, forse no, ma questo non è uno scenario completamente inverosimile. Anzi ad esempio per quanto riguarda la medicina (la famigerata “auto-diagnosi”) questo rischio è già più che reale, e pericolosissimo!
Un tempo la difficoltà con cui si accedeva alle informazioni faceva sì che fosse molto più difficile farsi una “falsa cultura”, mentre la facilità attuale con cui si trovano risposte online temo invece ne stia già generando a tutti gli effetti un numero sempre crescente.

Come difendersi? Credo che l’unica difesa sia… Google stesso. Ovvero se i motori di ricerca vogliono evitare di generare false culture (anche se forse sarebbe meglio chiamarle “false conoscenze”) dovranno gioco forza fare essi stessi un po’ d’ordine, stabilendo quali informazioni possono essere ritenute più autorevoli, e quali invece sono solo spazzatura, perchè l’atteggiamento lassista di cui sopra non solo è molto diffuso, ma non credo possa essere facilmente sostituito da un atteggiamento critico (non è detto che certa gente sia in grado di avere un reale atteggiamento obiettivamente critico…).

Non sono nè un semiologo, nè uno psicologo, ma credo che questi miei dubbi siano condivisi anche da bona parte degli studiosi del web e della “cultura” moderna. Voi cosa ne pensate?

 

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